editoriale
Cinquant’anni dell’Ordinamento Penitenziario: tra evoluzione e continuità costituzionale
di Francesco Picozzi e Anna Lorenzetti
Cade in questo mese di luglio 2025 il cinquantesimo anniversario dalla promulgazione della riforma sull’Ordinamento penitenziario: pare, dunque, inevitabile tentare di tracciare un bilancio, proponendo una riflessione che coniughi evoluzione e continuità.
La legge 26 luglio 1975, n. 354, rappresenta indiscutibilmente una svolta epocale nella storia della normativa penitenziaria italiana. È opinione condivisa che questa riforma abbia dato adempimento agli obblighi costituzionali derivanti dall’articolo 27, realizzando a livello di normazione primaria tanto il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità quanto la finalità tendenzialmente rieducativa delle pene. Infatti, pur non essendo tali princìpi (umanizzazione e rieducazione) estranei alla cultura giuridica precedente, la riforma del 1975 si distingue per ampiezza, coerenza sistematica e incisività innovativa, segnando l’inizio di una fase nuova, caratterizzata da un deciso cambiamento di prospettiva nell’approccio all’esecuzione penale.
