Il caso Petrolio tra letteratura e riflessione giuridica
di David Grifoni e Sara Vergari
Rimasto inedito per diciassette anni, nel 1992 fu dato alle stampe Petrolio, ultimo romanzo di Pier Paolo Pasolini, che l’uccisione dell’autore aveva interrotto. Se si trattasse però di un semplice caso di romanzo postumo incompiuto, la letteratura del Novecento abbonderebbe di esempi similari; qui invece ci troviamo dinnanzi a una questione tutt’ora aperta e irrisolta che necessita di essere approcciata facendo confluire critica letteraria, filologia, e riflessione giuridica. In ambito di critica letteraria, ci si augura che le considerazioni poste nel presente articolo possano condurre a una sempre maggiore attenzione a quella fase iniziale del processo di ricezione, spesso trascurato o preso in considerazione quando il retaggio di un autore è ormai sedimentato. Inoltre, quando trasposto nella cornice giuridica, il tema della ricezione è suscettibile di illuminare l’ampio nucleo semantico di norme fondamentali, come quelle inerenti ai principi della “funzione sociale” dei diritti, della “cultura” e del “patrimonio storico e artistico della Nazione”. Tali formule, volute dai costituenti come veri e propri strumenti di dialogo tra quanto cristallizzato nella legge e la variegata realtà dei fatti, potrebbero divenire la porta di accesso, de iure condito o de iure condendo, per forme di tutela più sensibili ad esigenze collettive, figlie di una società i cui rapidi sviluppi non consentono di procedere senza memoria artistica e culturale.
Unpublished for seventeen years, Petrolio, Pier Paolo Pasolini’s final novel, the writing of which had been interrupted by the author’s murder, was finally published in 1992. If this were a mere case of an unfinished posthumous novel, twentieth-century literature would offer several similar examples; here, however, we are departing from questions that remain open and unresolved, of such a kind that they require an approach that brings together literary criticism, philology, and legal reflection. In the field of literary criticism, it is hoped that the considerations presented in this article may lead to greater attention to that initial phase of the reception process, which is often neglected or only taken into account once an author’s legacy has already settled. Furthermore, when applied within a legal framework, the concept of reception can shed light on the broad semantic core of fundamental norms, such as those embedding the principles of the “social function” of rights, “culture,” and the “historical and artistic heritage of the Nation.” These concepts, intended by the drafters of the Constitution as means of dialogue between what is enshrined in law and the variegated reality of facts, could become the gateway, whether de iure condito or de iure condendo, to forms of protection more familiar with collective needs, emerging in a society whose rapid developments make it impossible to move forward without artistic and cultural memory.
